La creazione di questi segni grafici deriva da una operazione di massima concentrazione, come un rituale di meditazione, che porta alla consapevolezza delle emozioni e quindi alla capacità di poterle esprimere. “Una volta avevo chiamato questo momento sala d’attesa, come quando uno va dal dentista. Ecco, i miei momenti rituali sono come delle sale d’attesa in cui cerco di trovare un collegamento con me stesso”. L’ispirazione nasce dalle scene di vita quotidiana per raccontare, quasi in forma di diario, quello che succede nel mondo, senza escluderne gli aspetti più triviali. Ma a volte me ne distacco, non volendo inscrivermi in limiti che non permettano di esplorare luoghi sconosciuti ed evolvere: “Non sempre devono essere scene di quello che è per com’è, ho piacere anche a uscire da quella dimensione [quotidiana] e creare una sorta di mix, ma questo perché cerco di non fare mai le cose nello stesso modo... cerco sempre di uscire da quello che poi faccio”.
Un desiderio di liberazione che si esprime anche nelle opere. I soggetti caratterizzanti sono degli omini creati su carta dalla linea continua di un pennino a china. Nelle opere questi personaggi misteriosi appaiono spesso imprigionati. Ma se colleghiamo i disegni gli uni con gli altri e ne costruiamo un collage vedremo gli omini liberarsi dalle cavità anguste in cui sono sigillati. La monolinea si spezza e diventa una linea tratteggiata. Lo spazio bianco rappresenta una via di passaggio e di redenzione.
“L’utile è il vuoto che rimane. Che potrebbe creare dei passaggi. La lettura probabilmente non è data dalla cosa che ti cattura lo sguardo cioè la linea. Ma è l’altra. Quindi c’è l’illusione. Magari il segno porta subito verso l’illusione. Una persona guarda il disegno ed è subito portato a pensare che quello sia verità, ma è prigione. E la verità è soltanto il bianco che però magari non viene visto subito. Se guardi il bianco, è lì la liberazione.”

PENSIERI SBRIGLIATI -
selected works - 20x20 - ink pen on cotton paper - 2016 > 2017

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